La corsa più pazza del Mondo - Vialogando
Vialogando è un progetto editoriale che vuole raccontare incontri, luoghi e volti on the road. Mossi dall’intima esigenza di vivere e condividere il mondo del nostro tempo in tutte le sue sfumature, partiremo dall’Europa alla volta della Siberia
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La corsa più pazza del Mondo

La corsa più pazza del Mondo

Sedici Luglio. Il giorno della grande partenza eppure già il settimo di viaggio e mille cinquecento chilometri alle spalle. Ma i numeri non valgono un’emozione. I boschi della Boemia nascondono un luogo segreto. Ma per una notte sarà certamente anche il più affollato. Ci accoglie un mondo surreale, post apocalittico, personaggi in stile militare spesso armati del genere “Interceptor”.

Irlandesi dai capelli rossi, talmente ubriachi da risultare simpatici, ragazzini inglesi tatuati e qualche australiano un pò spaesato. Poi ci sono gli italiani, forse i più organizzati e riconoscibili, anche se le Panda questa volta sono un patrimonio comune. Tedeschi, polacchi, qualche francese galvanizzato dal mondiale appena vinto; vecchi in cerca della via per una seconda giovinezza. Tende ovunque, qualche bancarella, un vociale pervasivo e un allegria contagiosa. Il bosco risplende di gioventù e gli ultimi raggi del sole rimbalzano sulle carrozzerie tatuate di centinaia e centinaia di macchine a quattro e due ruote. Perfino di tre! Nel bosco sembra proprio che ci sia un angolo di pazzi pronto ad esplodere. Il luogo è già di per sè una specie di sfasciacarrozze degli orrori. Resti di auto di epoche lontane, bambole impiccate, falò, furgoni arrugginiti, bunker sotterranei. Tutto ha l’aria di un posto poco raccomandabile o quantomeno pittoresco; forse è solo un presagio, forse è un’esorcizzazione. Lo scopriremo viaggiando.

Tra teschi e falò ci sono anche molti bravi ragazzi con un sogno in comune, con qualunque spirito decidano di partire: raggiungere la Mongolia? Soltanto chi quella notte non c’era può credere sia soltanto questo. La mattina dopo la campagna si svegliava con centinaia di macchine che, come tante piccole formiche, si riversavano nella rete viaria tra paesini e fattorie. Un continuo incontro di piccoli gruppi di essere diversi per provenienza, stato sociale ed ideali che si ritrovano a superarsi e a salutarsi sulla via per Brno, come fossimo una specie colorata in mezzo all’ovvietà dello scorrere del traffico, solito e noioso; come se ci fosse un senso antropologico quasi antropologico tra di noi.
Chi a destra, chi a sinistra. Chi bruciava già la frizione, chi spingeva sull’acceleratore. Chi guardava lo spettacolo e capiva che qualcosa di grandioso stava cominciando.

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