Panta Rei - Vialogando
Vialogando è un progetto editoriale che vuole raccontare incontri, luoghi e volti on the road. Mossi dall’intima esigenza di vivere e condividere il mondo del nostro tempo in tutte le sue sfumature, partiremo dall’Europa alla volta della Siberia
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Panta Rei

Panta Rei

Onde lunghe al largo di Albissola, folle di giovani festanti lungo i navigli meneghini. Quattro ruote che scorrono sull’asfalto rovente dell’A4. Tutto scorre. La vita delle persone che lasciamo, le lunghe, inesorabili colonne di camion in attesa di passare il valico di Vencò. Scorre anche la nostra piccola pulce, quasi impercettibile nel traffico autostradale, diva vera quando si entra nei piccoli borghi friulani. Tutto scorre cristalizzato nel tempo e nello spazio di un’avventura. La nostralgia di ciò che resta e scompare alla prima curva, gli occhi di chi ci crede dei pazzi, le carezze sul viso dei propri amati. È tempo di partire, scoprire nuove cose e riscoprirne altre.

Il viaggio è cominciato con la bella partenza da Savona con i saluti del sindaco Ilaria e dell’assessore allo sport Maurizio con cui abbiamo brindato insieme agli amici, il piccolo Andrea, il primo passeggero ufficiale nel sedile posteriore, un brevissimo tragitto fino ad Albisola dove abbiamo pranzato per l’ultimo vero saluto con i famigliari. Si parte e la nostalgia è tanta da far mancare a tratti il respiro.

La Liguria passa veloce, un pezzo di Piemonte sul raccordo e si entra in Lombardia, il sole picchia forte nella pianura, le cascine e le balle d’erba tagliate danno una piacevole sensazione ad attraversarle, mentre il vento entra tra gli spiragli aperti del nostro piccolo mezzo, ma subito realizziamo che se stessimo fermi in quei luoghi caldo umidi tra afa e zanzare, quelli sarebbero meno piacevoli, addirittura da maledire. Infine lo skyline di Milano che appare all’orizzonte. La città funziona e trasmette quella sensazione di essere anche altrove, Toronto, Zurigo, Londra? Il sistema urbano, i trasporti, i parchi coraggiosi nell’idea architettonico – ambientale, i recenti avveniristici quartieri, dal palazzo della Regione, al bosco verticale alla torre Unicredit, nuovi simboli con intorno spazi che si rinnovano e vivono di volti internazionali, di gente che gli riempie, una città dove il nuovo non crea forse la diffidenza che creerebbe in qualsiasi altro posto del nostro Bel Paese. Milano è forse l’unica città italiana in cui si respira quell’aria di Europa che si immagina. Un luogo internazionale evidenziato con l’Expo2015, un posto che da tempo ha saputo creare mode e farsi inseguire.

Al di là dei riflessi dei vetri altissimi e del luccichio delle vetrine, è bastato poi un piccolo incontro per tuffarsi nel cuore di una collettività viva e generosa: una zia novantacinquenne a cui abbiamo fatto visita, che dopo qualche ricordo del passato e qualche frase di circostanza, si è avvicinata a noi facendoci una benedizione in fronte. L’intensità di un piccolo gesto e la sua fede in esso ci ha spogliati per un secondo di ogni ogni diffidenza o pregiudizio.
La città ci ha infine accolti ancora per la serata, lungo i Navigli: anche qui la città in un normale giorno settimanale è viva come la riviera d’estate mentre gli uber eats corrono in bicicletta portando il cibo ordinato da qualcuno come a San Francisco.

Si riparte lungo l’A4 verso Venezia. L’arteria fluisce piena di mezzi pesanti, ogni tanto ci guardano e per un attimo si chiedono chi siamo (su questo piccolo mezzo imbardato di figurine) per poi tornare ai loro pensieri dentro i loro mondi.
E quegli innumerevoli capannoni industriali ai lati, una zona densamente produttiva e tutte quelle migliaia di vite che ne sono coinvolte…chiuderanno nel cuore agosto? Andranno al mare? Da nessuna parte? O chissà quale progetto avranno?
E noi come ‘sostanza nutritiva’ nel sangue di quest’arteria siamo scomodi ma davvero fortunati a correre così distante e con uno scopo vitale così nobile: spingersi oltre e raccontare questa avventura.

Venezia ci accoglie con la pioggia, ma dopo poco sembra accorgersi di noi e il cielo si apre. Fiumi di turisti scorrono più veloci dell’acqua nei canali, ci addentriamo un po’ e incontriamo Pietro, alto e subito affabile, ci ha preparato 250 cartoline ritagliabili con il nostro veicolo ‘pulce’ da montarlo poi in 3D, una magnifica idea.
Pietro si mostra particolarmente preparato sui luoghi in cui ci accompagna in giro, è piacevolmente colto e comunicativo, si comincia dal ghetto e si percorre a zonzo la città e curiosiamo gli innumerevoli particolari che incontriamo in un’atmosfera particolare e magica, fuori dalle rotte più battute dai turisti, il non vedere nemmeno un auto ma neppure una bicicletta in questa città che va vissuta solo a piedi fanno il resto.
La sera è immancabile un salto al “bacaro”, un’ombra de vin e qualche cicchetto, per poi proseguire con una cena con cibo all’orientale per cominciare ad abituare il palato con riso e polpette afghane…sorrisi e chiacchiere e la lunga camminata fino a sant’Elena nella notte, un paio di materassi impilati ad aspettarci come spartana ma piacevole sistemazione.

La mattina successiva abbiamo il privilegio di essere invitati da uno dei nostri sponsor a fare colazione alla caffetteria del Teatro la Fenice e di proseguire con una visita esclusiva.
Il giorno prosegue con la compagnia di Alessandra, compagna di viaggio fino in Friuli. Aquileia ci accoglie con i suoi mosaici senza tempo e per un attimo abbiamo la sensazione che ci sia anche qualcosa che resista, in fondo, allo scorrere inesorabile del tempo. Ma forse sono solamente degli indizi, dei moniti lasciati dalle passate generazioni per ricordarci che sempre nuovi occhi guarderanno ciò che non può cambiare. E ci aspettano gli ultimi saluti in quel di Ruda: altri famigliari, altri amici, una serata da ricordare in giardino, con musica, paella, auto pronte per partire, il cielo stellato sopra di noi.

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